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Sa “Via Crucis” cumenti si cantat a Deximeputzu

33 sa via crucis a decimoputzu
• di GIULIANA MALLEI

 

La Via Crucis del venerdì Santo, come si celebra a Decimoputzu, è unica nel suo genere in tutta la Sardegna. Solo a Siurgus Donigala è molto simile, ma in realtà trae origine proprio da Decimoputzu.
La Via Crucis putzese è in lingua sarda e si canta a due voci, la sua caratteristica principale è che trattasi di una Via Crucis liturgica e non di una sacra rappresentazione.
L'origine della Via Crucis si perde nella notte dei tempi, ma è possibile ipotizzare che sia di importazione spagnola, - così come tutte le cerimonie che ancora oggi si celebrano nella nostra Sardegna - e che quindi risalga al 1550-1600. Certamente nel 1850 era così celebrata.
Il testo fu pubblicato per la prima volta nel 1953 da Mons. Cherchi, allora parroco di Decimoputzu.  Esattamente un anno fa è stata edita una nuova edizione, per volere dell'attuale parroco, don Gian Marco Casti, con la preziosa collaborazione dell'Ing. Luigi Orrù, appassionato cultore e massimo esperto di questa celebrazione liturgica, unica nel suo genere.
La Via Crucis si apre con il dialogo tra Gesù e la Madonna, lungo 12 quartine, e prosegue con lo Stabat Mater l'Agnello di Dio, quindi si inizia con la Prima Stazione.
Le stazioni hanno una lunghezza identica che oscilla tra le 4 e le 5 quartine, solo la Tredicesima Stazione ha 15 strofe (13 quartine e due distici).
Il canto si differenzia per la Quarta e la Tredicesima Stazione. Nella Quarta Gesù incontra sua Madre e vi è tra loro un breve dialogo. Nella Tredicesima Gesù è deposto dalla Croce e la Madonna partecipa con un canto funebre molto simile a s'attitidu, testimonianza del grandissimo dolore per la perdita dell'unico Figlio.
La nuova edizione della Via Crucis è stata realizzata anche grazie alla collaborazione della dott.ssa Silvia Piras che ha curato la trascrizione delle invocazioni in sardo campidanese delle Stazioni.
La celebrazione liturgica della Via Crucis del venerdì Santo vede, da sempre, una partecipazione numerosa e sentita, e il percorso, lungo le vie del paese, è pressoché identico a quello del 1850.
Tante volte per vivere le nostre tradizioni religiose più antiche e caratteristiche non è necessario percorrere tanti chilometri, del resto il sentimento religioso più puro è quello che ciascuno di noi vive e coltiva nel proprio cuore con i pensieri e con le opere.


(Vulcano n° 79)

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