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Martina e Filippo in fuga dalla disoccupazione

18 filippo e martina
• di TONINO USCIDDA

 

Giovani in fuga dalla crisi disoccupativa che attanaglia, da sempre, il nostro Paese. Giovani in cerca di un presente e di un futuro accettabile. Ecco chi sono Martina e Filippo – decimesi, entrambi in possesso di un diploma di scuola media superiore - trasferitisi da oltre un anno a Duisburg, popolosa città industriale e commerciale (poco meno di 500.000 abitanti nel centro ovest della Germania) nonché sede del più importante porto fluviale d’Europa.

E’ bene ricordare che gli italiani emigrati nel Paese della Merkel nel solo 2012 sono stati nel complesso ben oltre 42.000. Una ricca nazione europea la Germania “locomotiva d’Europa” dove non tutto è rose e fiori…

Perché siete partiti in Germania, quale lavoro svolgete?
M.  “Per la mancanza di un impiego stabile – esordisce Martina - e per poter vivere insieme dopo tanti anni di fidanzamento. Ora lavoro in una gelateria e nel contempo frequento da mesi anche una scuola di tedesco: ciò mi consentirà di trovare, strada facendo, una occupazione migliore”.
F. “Ho preso la decisione di partire all’estero – risponde Filippo - dopo anni di lavori qualsiasi, mal retribuiti e mal organizzati e soprattutto senza possibilità di crescita sia professionale che economica. Ora lavoro in qualità di autista di autotreni per la DHL, nota azienda internazionale di trasporti su gomma”.

Avete avuto, prima di emigrare, qualche esperienza lavorativa nell’Isola?
M.  “Si, i soliti lavori: in primo luogo quello di call-center... Impieghi come tutti sanno poco retribuiti e con nessuna possibilità di crescita dal punto di vista formativo”.
F.   “Ho incominciato a lavorare, in nero, dall’età di 12 anni. Lavoravo – ricorda - nelle serre di fiori e bene o male sono andato avanti così fino all’anno del diploma di perito industriale. Dopo aver conseguito il titolo di studio ho continuato a lavorare, sempre in nero per circa un anno, come elettricista. A seguire, contrattualizzato, nel settore metalmeccanico e in quello del riciclo dei rottami metallici. Infine è stata la volta di una azienda florovivaistica e, poco prima di lasciare l’Isola, del portalettere per Poste Italiane con un contratto per soli tre mesi estivi. In quegli anni ho partecipato, senza successo, anche a svariati        concorsi pubblici statali e frequentato con profitto alcuni corsi di specializzazione professionale”.

Quali difficoltà avete incontrato sinora?  (i pro e i contro)
M.  “La lingua prima di tutto.  Conoscere benino solo l’inglese scolastico può aiutarti solo in parte. Anche trovare lavoro non è facile e finché non apprendi il tedesco devi accontentarti di lavorare per gli imprenditori italiani. Al contrario – assicura Martina - la cosa buona che offre questa nazione è la possibilità di crescere professionalmente perché chi merita viene premiato e i diritti, nel lavoro, sono assicurati. Invece i rapporti interpersonali con la gente sono difficili per via della loro mentalità assai diversa dalla nostra”.
F.   “Posso dire con certezza che le più grandi difficoltà con cui abbiamo ancora a che fare sono, oltre alla lingua, l’integrazione: ‘eh!, gli usi e i costumi dei tedeschi’.. Per quanto riguarda la lingua poco male perché è solo questione di tempo… Il problema maggiore sta, come detto, nel socializzare. Tuttavia credo di vivere una grande esperienza anche per il fatto di rapportarmi con una etnia differente dalla mia. Tutto ciò aiuta a crescere”.

Quale suggerimento o consiglio dare ai giovani che intendono raggiungere l’estero per lavoro?
M.   “Di non arrendersi mai, in primis nel proprio Paese, e continuare a lottare studiando per specializzarsi nei più svariati settori. Se poi, dopo aver provato di tutto, si è inesorabilmente chiusi in campo occupativo, a quel punto tanto vale emigrare per veder migliorare la propria posizione personale nella società. E aggiunge: “Senza perdere mai la speranza in un ritorno con al seguito un bel bagaglio di esperienza e titoli. Comunque resto dell’idea che l’Italia per essere competitiva con gli altri Paesi europei avrà sempre bisogno di persone volenterose e tenaci come noi”.
F.   “Sicuramente – conclude Filippo - studiare la lingua, almeno le basi, prima di partire. E poi informarsi bene sulla documentazione necessaria per vivere e lavorare all’estero; leggi e procedure burocratiche fra Paesi dell’UE, talvolta, non combaciano perfettamente tanto che si possono avere, se non ci si premunisce per tempo, seri e inaspettati problemi”.



(Vulcano n° 79)

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