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La sagra di San Platano e Sant’Antioco a Villaspeciosa

11 processione anni ’50 secolo scorso
11 simulacri di san platano e santantioco nella domenica della festa
• di ANTONELLO SECCI

 

La festa di san Platano e sant’Antioco si celebra oggi l’ultima domenica di agosto, seguita con grande devozione degli abitanti di Villaspeciosa. Nel passato invece la festa più importante si celebrava il 13 novembre (dies natalis di sant’Antioco). Come risulta dalle Respuestas del 1778-79 nelle quali si cita che il curato percepiva 4 lire per la festa (…para missa cantada, parada y procession a S(a)n Platano el dia 13 de 9bre (=novembre) quatro libras. Comunque sappiamo che alla fine del ‘600 avevano luogo almeno due feste.  Dal registro della causa Pia di Villa Speciosa per l’anno 1693 sono riportate infatti le “fiestas de San Platano". Dato confermato a metà del ‘700: nei Quinque Libri (1750) viene infatti citata anche la festa di agosto. La sagra ha origine sicuramente più antica dell’anno 1693 che comunque finora rimane come data storica più antica della festa. Questa viene organizzata ogni anno da “Su Committau de santu Pardimu”, il comitato di San Platano che ogni anno racimola il denaro necessario attraverso questue e qualche sponsor, ma sempre con maggiori difficoltà, a causa della grave crisi economica che attanaglia la comunità nazionale.

 

La sagra nel passato

Il martedì precedente l’ultima domenica di agosto aveva luogo la lavorazione del pane da offrire ai tagliatori delle frasche de s’abiu (su mattisi de su pani). Di primo mattino le donne, al canto dei muttettus e accompagnate dal suono dell’organetto, si recavano in campagna a fai sa scova, ovvero a raccogliere le frasche per la pulitura e aromatizzazione del forno a mattoni crudi. Si provvedeva inoltre a fare fascine per la cottura, po coi su pani.

Il rito della preparazione del pane era preceduto dal segno di croce delle donne a cui seguiva la frase “Santu Pardimu pregai po fai su pani bellu”. Era consuetudine, infornare il caratteristico civraxiu che veniva consegnato ai tagliatori destinati a stare fuori dal paese per ben tre giorni.  La partenza avveniva il martedì notte, I tagliatori carichi di viveri offerti dal comitato salivano su un carro a buoi che partiva verso le località previste per il taglio della legna (in genere le sponde del Cixerri). I tagliatori, spesso a gara fra loro, provvedevano al taglio delle frasche di salice (=abiu) e ontano (alinu) da utilizzare per la copertura a tettoia (= su stabi) attorno alla chiesa di San Platano, per proteggere i fedeli dalla calura estiva durante la funzione religiosa. Fino a qualche decennio fa il giovedì notte, esattamente a mezzanotte, partivano dal paese cinque o sei carri a buoi per andare a caricare le frasche e riportare in paese i tagliatori. Anticamente il rito prevedeva l’addobbo dei carri a buoi prima del rientro in paese.  Il rientro dei tagliatori avveniva il venerdì mattina. Il rituale prevedeva l’accoglienza festosa della comunità all’ingresso del paese in bia ‘e Cixerri (l’attuale via Roma), a cui seguiva il rito de su murzu, ovvero l’invito riservato esclusivamente ai tagliatori e predisposto dal Comitato per ringraziarli del lavoro svolto.

Da qui i carri proseguivano sino a Piazza Croce Santa dove, una volta posti cerchio, all’interno stava il fisarmonicista (o il suonatore di launeddas) e la gente in festa. Tutta la popolazione festante accompagnava poi i carri fino alla chiesa di San Platano.

 

La sagra oggi

Il rituale ha subito negli anni sostanziali modifiche. La partenza dei tagliatori avviene il mercoledì mattina (non più il martedì sera) con rientro giornaliero alle proprie abitazioni. Il venerdì mattina (non più il giovedì notte) partono i trattori per recuperare legna e tagliatori.

Ancora oggi l’arrivo dei carri carichi di frasche, trainati da trattori, il venerdì, sa di ‘e s’abiu, viene accolto all’ingresso del paese da canti e balli della popolazione festante. I carri vengono quindi al canto dei muttettus accompagnati fino alla chiesa di San Platano dove vengono innalzate le tettoie protettive (su stabi). Addobbata esternamente la chiesa con festoni e bandierine sul tetto, e mirto e basilico nei pali che sostengono la tettoia, il Comitato offre poi alla popolazione e ai numerosi ospiti convenuti la tradizionale maccarronada, che ha sostituito l’antico rito de su mruzu.

Per la copertura de su stabi non sono più utilizzate con continuità le frasche di ontano e salice.

Da quando la parte del Cixerri nel territorio di Villa Speciosa è stata inglobata nell’invaso omonimo(1991), non essendo più possibile raccogliere rami di salice e ontano, fra l’altro specie protette, si è optato per i rami di eucaliptus, abbondanti nel territorio, anche se ultimamente si è cercato di riproporre l’antica tradizione.

Nonostante questi cambiamenti la festa mantiene inalterato il suo fascino

Sino a qualche decennio fa il rito de su cumbiduo meglio, de su mruzu,era riservato solo ai tagliatori de s’abiu. Da circa 50 anni si è deciso di coinvolgere in su cumbidu la gente del paese e is istrangius, i forestieri, che sempre più numerosi partecipano ogni anno alla sagra.Negli ultimi anni si è aggiunto come “secondo piatto” la pecora bollita offerta dagli allevatori della zona. Da oltre trent’anni il pomeriggio de s’abiu è trasformato dai ragazzi del paese in sa dì ‘e is gavettonis. Abbondanti secchiate d’acqua nel parco di San Platano alleviano la calura estiva.

Il sabato mattina, vigilia della festa domenicale, vengono sistemati e addobbati i simulacri dei santi Platano e Antioco con gli ex voto e con l’abito nuovo di Sant’Antioco. Questo compito è svolto da circa 60 anni dal sig. Albino Mameli col concorso de is femminas de su Committau ovvero le mogli e figlie de Is obreris che ogni anno organizzano la festa.

La domenica si svolge la tradizionale processione dei simulacri dei santi per le vie del paese con le strade ricoperte di fiori ed erbe aromatiche e con l’intonazione dei goccius de santu Pardimu e l’accompagnamento delle launeddas. La processione parte dall’antica chiesa vittorina e ogni santo esce dalla sua porta: Sant’Antioco dalla porta situata nel muro laterale, mentre san Platano esce dalla porta sinistra della facciata. Anticamente il simulacro di san Platano veniva portato a spalla dalla Confraternita del SS.Rosario mentre sant’Antioco veniva portato a spalla da is obreris de su committau. Da qualche decennio a questa parte si è optato per il carro a buoi con il cocchio che durante la processione viene scortato da is obreris. Il rito religioso termina con la Santa Messa durante la quale viene celebrato il panegirico di San Platano. La festa termina il lunedì, giorno dei festeggiamenti in onore di Sant’Antioco che si concludono con il canto dei goccius de sant’Antiogu. Non viene più portato in processione il simulacro di santa Rosa (madre dei santi Antioco e Platano) che si festeggiava il martedi successivo e di cui è scomparso perfino il simulacro. Si è cercato di ovviare alla scomparsa con un’analoga statua che però rappresenta santa Rosa da Viterbo appartenente al terz’ordine francescano (qualcuno erroneamente attribuisce il simulacro a santa Rosa da Lima) e che risulta giacente perennemente in sacrestia.



(Vulcano n° 80)

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