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Giovanni Cualbu: “I nostri terreni non sono in vendita, se cercheranno di portarceli via con la forza, dovranno passare sul mio cadavere”

14 terreni da pascolo interessati al mega impianto solare termodinamico
14 il 75enne giovanni cualbu
14 greggi al pascolo nei terreni coinvolti nel progetto del mega impianto termodinamico
Intervista all'irriducibile allevatore che si è messo contro una multinazionale. • di SANDRO BANDU

 

Racconteremo oggi, per chi non ne fosse ancora a conoscenza, di una vicenda che sa tanto di una vera e propria guerra, sulla carta impari, che vede coinvolti una multinazionale (la Flumini Mannu Limited con sede legale a Londra mentre la sede fiscale è a Macomer) e una famigliola di Decimoputzu, con profonde radici nel paese barbaricino di Fonni, che sta difendendo, con diritto e con i denti, 80 ettari di fertile terreno agricolo, in zona “Sa Doda-Riu Porcus-Su Planu, che ricadono per 20 ettari nel Comune di Villasor e per 60 nel Comune di Decimoputzu.

La società Flumini Mannu Limited è intenzionata a rilevare i terreni dei Cualbu per unirli ad altri 180 ettari, già acquisiti, per costruirvi una mega centrale di energia solare della potenza di 55 Mwe.

Ma i Cualbu, con a capo il patriarca Giovanni di anni 75, la moglie Anna Mulas e i due figli Salvatore e Maria, hanno respinto con veemenza tutte le proposte della multinazionale.

Ma i colpi tentati dalla Flumini Mannu Limited non si fermano, e se inizialmente ha tentato con le buone, prima con l'acquisto diretto e poi con l'affitto, ora è partita lancia in resta con l'intimidazione dell'esproprio per la realizzazione di un'opera di pubblica utilità.

Senza scomodare la mitologia, questa storia ha tanto il sapore del famoso episodio biblico che vide coinvolti il piccolo Davide contro il gigante Golia.

Siamo stati invitati dal nostro amico e collaboratore locale Attilio Piras, a occuparci della vicenda, e così io e il fido fotografo Tonino Uscidda, ci siamo recati in agro di Decimoputzu per andare a sentire la profonda e forte voce del signor Giovanni Cualbu.

“È inutile che continuino a telefonare, a scrivere e adesso anche a minacciare: noi questi terreni, che abbiamo ereditato dai nostri nonni non li vendiamo; non li ce-di-a-mo. Noi non ci siamo mai arricchiti, però questi terreni li abbiamo sempre lavorati e non abbiamo assolutamente bisogno dei soldi di questi signori. Si mettano il cuore in pace e vadano altrove a cercare i terreni per costruire il loro impianto”.

Lo sa, signor Cualbu, che si è messo contro una multinazionale?
“Loro possono essere anche i più ricchi della terra, ma a me non mi comprano. Io alla terra ereditata da mio padre, che ereditò dai miei nonni e così via, ci tengo e non la cederò ma”.

Le possiamo scattare una foto?
“No, gradirei di no. Non amo il protagonismo. Questa vicenda mi ha tirato in ballo mio malgrado”.

Signor Cualbu, da quando la sua famiglia possiede questi terreni?
“La nostra famiglia, proveniente da Fonni dove abbiamo tutt'ora forti legami, ha acquisito questi terreni agli inizi dell'ottocento”.

Cosa coltivate in questi terreni? E quante persone ci lavorano?
“Guardi qui io personalmente ci lavoro dal 1954 e coltiviamo, ad annate alterne, grano, avena, ieto e trifoglio. Qui con noi, oltre ai componenti della nostra famiglia, ci lavorano anche tre operai che ci  danno una mano nelle coltivazioni e nell'allevamento degli animali, ovini e bovini”.

Ma qual è la vera intenzione dei dirigenti della Flumini Mannu limited? Con quali proposte si sono avvicinati a lei e ai suoi familiari?
“All'inizio sono venuti qui per acquistare i terreni dicendo che dovevano costruire un impianto favoloso che sarebbe stato utile per tutta la comunità ivi compresa la mia famiglia. Poi quando hanno capito che non vendevamo ci hanno minacciato dicendo che comunque questi terreni verranno requisiti per costruire un'opera di pubblica utilità. Mi fanno ridere: quale sarebbe l'opera di pubblica utilità se poi a guadagnarci sono dei privati? Hanno anche prodotto una perizia dove si dice che questi terreni sono al limite della sopravvivenza, che non danno un reddito alto se paragonato a un settore come quello industriale. Ma a noi cosa ce ne frega di quello che dicono e pensano loro? Noi abbiamo sempre lavorato la terra, facciamo gli allevatori da generazioni, viviamo dalla vendita della carne e del latte e facciamo una vita sana e genuina. Perché non ci lasciamo in pace e cercano di sottrarci con l'inganno e con la forza questi terreni?”.

Signor Giovanni, siete soli in questa battaglia o la comunità putzese vi sta aiutando?
“Per fortuna non siamo soli: ci aiutano Gli amici della Terra e gran parte della comunità di Decimoputzu con in testa il Comitato spontaneo “Terra Sana”. Lo stesso Consiglio comunale per questo progetto si è espresso negativamente in una delle ultime sedute consiliari”.

Ultima domanda. In cuor suo come prevede che finirà questa vicenda?
“La soluzione per me e la mia famiglia è solo una: questa azienda a conduzione famigliare, che lavora questi terreni da quasi due secoli, deve continuare a lavorarli senza che nessuno ci metta il becco. Io non darò mai l'autorizzazione alla vendita e se cercheranno di prenderceli con la forza, giuro che dovranno passare sul mio cadavere”.

 

(Vulcano n° 79)

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