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Sfatiamo qualche falso mito! - 3

12 sfatiamo qualche faso mito
«Meno male che la popolazione non capisce il nostro sistema bancario e monetario, perchè se lo capisse, credo che prima di domani scoppierebbe una rivoluzione». (Henry Ford) • di DANIELA CORDA


Terza Parte

 

Se lo Stato ha la sovranità monetaria:

1) è monopolista della moneta;

2) spende per primo, e solo successivamente raccoglie le tasse (che non finanziano la spesa);

3) può acquistare qualsiasi cosa venga messa in vendita nella propria valuta (compreso il lavoro);

4) può sempre onorare i debiti contratti nella propria valuta perché non può "terminare" la valuta;

5) deve spendere a deficit (cioè deve tassare meno di quanto spende) per permettere al settore privato di vivere dignitosamente e di risparmiare,

6) il debito pubblico contratto nella valuta emessa dallo Stato è un debito fittizio e, solo se denominato in una valuta estera (non controllata dallo Stato), rappresenta un debito reale.

Lo Stato che non garantisce la possibilità di lavoro ma obbliga a pagare le tasse è uno stato TIRANNO”. “La disoccupazione è un crimine contro l’umanità” dott. Warren Mosler- macroeconomista - Stati Uniti, fondatore della MMT (Modern Money Theory).

 

L’INFLAZIONE NON E’ UN FENOMENO MONETARIO. Per inflazione s’intende l’aumento generale dei prezzi. L’emissione di moneta causerebbe inflazione solo se ci fosse un pieno impiego dei fattori produttivi, cioè se lo Stato continuasse a spendere in un regime di piena occupazione. Ma, fin tanto che sussiste un tasso di disoccupazione che si aggira intorno al 13% e un tasso di disoccupazione giovanile intorno al 40% (due parametri che non prendono in considerazione gli ’inoccupati’ e i ‘sottoccupati’, che percepiscono paghe che si aggirano tra i 250 e i 500 euro mensili, aggravando dunque il quadro generale), il timore dell’inflazione è assolutamente infondato (anche se utile a giustificare di fronte all’opinione pubblica lo smantellamento del welfare state).

Ma, a chi spaventa in realtà l’inflazione? Ai lavoratori? Certo che no. Negli anni ‘80 l’Italia aveva il 21% d’inflazione (cosiddetta inflazione importata, cioè causata dall’aumento del prezzo di materie prime importate, nello specifico il petrolio), ma era anche il paese al mondo col più alto risparmio privato, e un operaio con un solo stipendio riusciva a mantenere la propria famiglia e a comprare una casa. Mentre oggi, con un’inflazione ora scesa all’1,2%, un operaio (se nel frattempo non perde il lavoro) con un solo stipendio riesce a malapena a sopravvivere. L’inflazione rappresenta un problema solo per i ‘rentiers’, per coloro cioè che detengono rendite finanziarie, infatti, mentre i salari e gli stipendi vengono indicizzati, le rendite finanziarie vengono erose dall’inflazione. E questo spiega il motivo del perché la Banca Centrale Europea abbia nel proprio statuto come unico obiettivo quello di mantenere l’inflazione bassa, per compiacere i ‘mercati‘ (i rentiers).

 

IL FALSO MITO DELL’INFLAZIONE DELLA REPUBBLICA DI WEIMAR. Spesso i detrattori della Lira terrorizzano l’opinione pubblica prospettando che un ritorno alla Lira porterebbe ad andare a fare la spesa con la carriola.

Intanto quello che avvenne nella Repubblica di Weimar, e che agevolò l’ascesa di Adolf Hitler al potere, non fu un fenomeno di inflazione, bensì di iperinflazione.

Quello che avvenne veramente fu che la Germania, in seguito alla sconfitta della prima guerra mondiale, fu obbligata per mezzo del Trattato di Versailles a pagare i danni di guerra ai Paesi vincitori: fu obbligata a pagare un prezzo eccessivo in oro e in tempi stretti.

Lo stesso J. M. Keynes previsse il verificarsi di tale fenomeno nel libro “Le conseguenze economiche della pace” pubblicato nel 1919, esattamente due anni prima. Quindi accadde che dopo la guerra il sistema produttivo tedesco era fortemente danneggiato, la Francia e il Belgio si erano impossessati della regione più produttiva della Germania, la Rurh, e lo Stato incentivò le esportazioni per ricavare i soldi, ma soprattutto l’oro (perché all‘epoca esisteva il sistema aureo, cosiddetto ‘gold standard‘), per ripagare i paesi vincitori. I prodotti per il mercato interno scarseggiavano (mentre oggi le merci rimangono invendute), i prezzi lievitavano e il governo non volle aumentare la pressione fiscale per drenare liquidità dal sistema per abbassare i prezzi. Per di più il settore pubblico si ritrovò a competere con quello privato aggravando la spirale inflazionistica. Furono queste le reali cause dell’iper-inflazione, che si verificarono in un contesto completamente diverso da quello odierno: non ci sono danni di guerra da ripagare; non c‘è un tessuto produttivo danneggiato (servono solo redditi sufficienti affinché la gente consumi), non esiste più il gold standard, e il regime di cambio è fluttuante, non più fisso.

Paradossalmente, benché molti “analfabeti” sul funzionamento dei sistemi monetari sostengano che ‘stampare moneta’ causi inflazione, succede esattamente l‘opposto: è l’inflazione che determina un aumento della spesa pubblica, quindi dello stampo di moneta: l’aumento dei prezzi porta lo Stato a spendere di più e l’iperinflazione agevola la creazione di deficit.

In ogni caso le iperinflazioni sono state causate, nella storia, da circostanze specifiche.

Il noto analista finanziario, Cullen Roche, ha analizzato 10 iperinflazioni moderne (Weimar, Zimbawe, Grecia, Argentina, Ungheria, Austria ecc.), verificatesi dopo il 1900, e ha rilevato alcuni tratti comuni: tensioni politico sociali, guerra civile, collasso capacità produttiva (che può essere dovuto alla guerra), governo debole, debito estero denominato in valuta estera o oro. Tutte condizioni difficilmente ripetibili oggi.

Non si capisce, poi, come mai se la banca centrale fa il ‘quantitative easing‘, cioè le iniezioni di liquidità alle banche (per trilioni di euro, o di dollari negli USA), questo non causi inflazione e, invece, se la banca centrale spende per lo stato sociale e per creare occupazione (quindi per l’economia reale) crea i-ne-vi-ta-bil-men-te, secondo gli economisti falsari al potere oggi, l’inflazione. Noam Chomsky, il noto intellettuale americano, lo definisce ‘socialismo al limone’, ovvero socialismo per i ricchi e capitalismo per i poveri.

Inoltre, va ricordato che negli anni ‘90 gli USA si ritrovarono ad avere una bassissima inflazione e una bassissima disoccupazione, a dimostrazione che si può spendere per creare occupazione e al contempo si può contenere l’inflazione. A meno che, come sostenne un importante economista cui si ispira la teoria economica dominante oggi in Europa, in realtà ‘la disoccupazione non esista’, perché essendo gli individui tutti razionali la scelta di non lavorare è una scelta razionale. E siccome è una scelta la disoccupazione non esiste: Arthur Cecil Pigou.

Infine recenti ricerche scientifiche, condotte soprattutto nel Centro per il Pieno impiego e la Stabilità dei Prezzi (UMKC) di Kansan City, hanno dimostrato che un programma di lavoro garantito (che non entrerebbe in conflitto col settore privato perché si occuperebbe di settori in cui il privato non è interessato ad investire, ad esempio: i green jobs, i servizi alla persona, le manutenzioni e la pulizia delle strade, la tutela del verde pubblico e così via) consente al governo di avere un giusto deficit, né troppo basso né troppo alto, così da fungere da termometro per il controllo dell‘economia.

“Fare sacrifici per scongiurare la deflazione causata dalla scarsità di denaro, che in realtà potrebbe essere stampato, non ha senso quanto astenersi da un’un importante azione di governo, solo perché sono terminati i moduli necessari o la cancelleria” Abba Lerner, Economist of Employment (1951).


(Vulcano n° 79)

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