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Ancora IUC

10 iuc (1)
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• di MARIA ANGELA CASULA

 

In una trattazione precedente ci eravamo chiesti se la IUC, Imposta Unica Comunale, fosse una nuova imposta, in aggiunta alle molteplici altre imposte e tasse che il governo ci impone, oppure una semplice rivisitazione di quelle che purtroppo già conosciamo.

Di fatto sono tre in una, ma già dalla definizione giuridica si capisce che l’operatività applicativa sarà tutta un po’ confusa, infatti la IUC viene definita imposta, mentre racchiude in sé, oltre alla oramai conosciuta IMU, imposta municipale unica, ora esclusa per gli immobili destinati ad abitazione principale, la tari e la tasi che invece sono due tasse. Pertanto si parla congiuntamente sia di imposte che di tasse in un’unica definizione, mentre nel diritto italiano le imposte e le tasse vengono identificate come due fattispecie di imposizione completamente distinte.

La tari è la nuova definizione della tares, tassa sui rifiuti urbani, che molti hanno già conosciuto nel corso dell’anno 2013 e che ha causato in molte comunità non pochi problemi e contestazioni per il livello eccessivo dell’imposizione tributaria relativa.

La tasi sembrerebbe una nuova tassa, viene definita tassa sui servizi indivisibili, che è chiamata a coprire i servizi forniti dal comune, quali la pubblica illuminazione, la sicurezza stradale, la manutenzione delle strade e così via.

Dopo l’approvazione della legge di stabilità 2014 sono state evidenziate notevoli criticità nell’applicazione di tale fattispecie di tassa, provocando non poche polemiche per l’innalzamento dell’aliquota, tanto che è allo studio dell’attuale governo la modifica ulteriore, rispetto a quella già intervenuta con la conversione del decreto n. 150/2013, così detto decreto milleproroghe.

In particolare si sottolinea il problema dell’aliquota della tasi e della platea di contribuenti che va a colpire, infatti, a parere di chi scrive, si tratta di un’altra IMU mascherata da tasi, infatti attualmente veste in sostanza i nuovi panni della vecchia IMU.

In altri termini da una parte è stata eliminata l’IMU sull’abitazione principale e tutti siamo rimasti contenti e soddisfatti per la “promessa mantenuta dal governo”, dall’altra è stata introdotta una nuova tassa che la sostituisce di fatto, perché la tasi ha la stessa metodologia e la stessa base di calcolo dell’IMU, colpisce non solo il possessore dell’immobile, ma anche l’utilizzatore, e soprattutto grava anche sull’abitazione principale, che invece era stata esentata dall’IMU nel 2013. Quindi dall’anno 2014 gli immobili destinati ad abitazione principale, esclusi quelli di lusso, costituiscono di nuovo base imponibile.

Ora le domande che verrebbero spontaneamente sono “perché la tasi viene legata ai costi che sostiene il comune per i servizi indivisibili?” “Qual è il collegamento?” Non esiste neanche una disciplina precisa che identifichi i servizi indivisibili. Si sa che sono servizi resi a favore dell’intera collettività, e che non sono servizi offerti previa domanda del cittadino, in quanto sono goduti da tutta la collettività indistintamente in quanto tale.

In realtà non vi è alcuna connessione in quanto la motivazione per cui nasce la tasi è molto semplice, lo Stato  non avendo risorse finanziarie da trasferire agli enti locali, dispone nuove imposizioni tributarie a carico della collettività governata, determinando i soggetti passivi, l’oggetto dell’imposizione e i limiti delle aliquote da applicare, riducendo al minimo la potestà regolamentare degli enti locali e soprattutto le risorse finanziarie da trasferire.

I comuni si trovano da una parte a disporre di sempre minori risorse finanziarie trasferite dallo Stato e dall’altra a dover imporre sempre maggiori tributi a carico dei loro cittadini.

Le aliquote della tasi possono oscillare tra l’1 e il 2,5 per mille, e ora, solo per il 2014, fino al 3,3 per mille. Se il comune applica delle riduzioni o agevolazioni, il minore introito graverà sull’altra parte dei contribuenti che non ne beneficiano.

Lo Stato, in pratica, scarica sui comuni il compito di esattore, come è già avvenuto per la maggiorazione tares una tantum che hanno dovuto richiedere ai loro cittadini nel mese di dicembre 2013.

I riflessi della IUC sulle tasche dei contribuenti saranno abbastanza pesanti, infatti rispetto all’anno scorso, ora pagheranno anche i possessori di immobili non di lusso destinati ad abitazione principale, esattamente come accadeva con l’IMU, anche se con un’aliquota inferiore. I contribuenti maggiormente colpiti però saranno coloro che possiedono più di un immobile, in quanto le aliquote applicate potranno superare il 10,6 per mille per coprire le eventuali agevolazioni a tutela della prima casa, fino all’0,8 per mille, misura questa che rappresenta appunto l’aumento delle aliquote tasi stabilite dal decreto milleproroghe, recentemente approvato, che potrebbe essere riversato esclusivamente sulle seconde case.

Al momento attuale l’argomento tasi e aliquote 2014 è ancora da definire nel dettaglio ed è oggetto di dibattito da parte del Governo che sta cercando di delineare meglio tutta la questione.


(Vulcano n° 79)

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