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Ma il movimento pentastellato… Cinque stelle, grandi battaglie perse (e vinte) tra il surreale e il comico

7 beppe grillo
Un movimento populista velleitario e “bastian contrario” alla ricerca del consenso (perduto?) e del governo in solitaria nell’Italia della crisi sommersa dal debito pubblico e dall’illegalità. • di TONINO USCIDDA


Fiumi di inchiostro sui giornali (news televisive e radiofoniche, talk show e commenti infiniti nei recinti social senza rete della rete) sono stati versati sinora per interpretare il “movimento spettacolo” di Grillo & Co. Il capolavoro di uno dei più straordinari artisti comici contemporanei. Un movimento populista “bastian contrario”, vittorioso nelle elezioni di febbraio dello scorso anno, che è stato capace di (non) raggiungere un risultato concreto quale sarebbe stato l’abolizione del reato di immigrazione clandestina, sconfessato (‘à rìdaie’ dicono a Roma) dal duo supremo Grillo-Casaleggio. Per non parlare – cosa ancor più grave – dell’ormai accantonata riforma, in salsa grillina, della legge elettorale: cavallo di battaglia per cui è nato il movimento (ricordate il sondaggio online tra gli iscritti che decretò la vittoria del più logico proporzionale?). Battaglie perse, certo, ma anche vinte come quella della cacciata - sostenuta anche da altre forze politiche - del condannato (Berlusconi) dal Senato della Repubblica, con voto palese. Vittorie e insuccessi che si rincorrono al pari delle beghe interne al Movimento tanto che nel frattempo, èbene ricordarlo, il M5S ha perso oltre venti parlamentari tra espulsi e fuoriusciti per protesta.
Inciampi di percorso, peccati veniali (‘previsti...’, a detta del guru genovese) che rendono più arduo un futuro governo di cambiamento radicale a guida “Five Stars”. Ipotesi fantasiosa (…) quella di un governo monocolore fin tanto che il sangue nobile pentastellato non potrà essere mai e poi mai - l’ordine dei due comandanti in capo è perentorio – miscelato con quello annacquato della “destra” o “sinistra” (altrettanto confusamente demagogiche e litigiose) del Paese dei balocchi. Lo impone nell’ambito dei Cinque Stelle il pensiero unico “We have a dream”e la speranza, sempre ultima a morire, di un “prossimo” mandato elettorale a governare: soli, senza alleati collusi col sistema. Chissà, non prima del 2018, salvo sorprese (vista l’aria che tira) derivanti dal prossimo voto europeo di maggio. Ci sperano (ma quanto?) milioni di italiani disperati e totalmente sfiduciati dalla inconcludente e macchinosa (ma con “turbo Renzi” è differente, promettono i nuovi inquilini istituzionali, sic!) politica italiana. Ipotesi, questa, non troppo peregrina che prenderebbe il via (“We have a dream..”) a seguito della, ipotetica, rovinosa caduta – tanto auspicata in casa Grillo Casaleggio –  dell’attuale governicchio sprint di illusione nazional-renziana (sprovvisto di mandato elettorale) e sostenuto, niente poco di meno, dai fuoriusciti alfaniani del partito di gomma dell’(ex) Cavaliere nonché pregiudicato in prova ai servizi sociali: per sole quattro ore a… settimana (!)
A quel punto che ne sarà dell’Italia? «Meglio soli a governare che male accompagnati!». Già, sembra di sentirla questa risposta secca, “sprezzante”, proveniente dagli innumerevoli – seppur diradati - deputati dell’opposizione parlamentare grillina (e pensare che c’è chi dubita che esista per davvero) nonché dalle migliaia di internauti della rete amica.
Ma attenzione perché sappiamo che gli italiani sono talmente disillusi dai politicanti nostrani – ‘duri’ & ‘puri’ compresi -  che non sarà, forse, neppure un ipotetico governo di riscatto dei «Vaffa Day» a restituire loro una parvenza di speranza per un futuro migliore.
A meno che


(Vulcano n° 79)

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