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Come i polli di Renzo…

6 come i polli di renzo
Ne I promessi sposi Renzo va a chiedere consiglio al dottor Azzeccagarbugli (specie mai estinta, del resto…) e gli porta in omaggio dei polli da mettere in pentola. Questi, tenuti per le zampe dal nervosissimo Renzo, non trovano niente di meglio da fare che beccarsi furiosamente a vicenda. A buon intenditor… • di GIANNI RALLO


Riprendiamo il discorso e concentriamoci sul Nuovo Ordine Mondiale. Avverto che, per la sua complessità, questa seconda parte sarà a sua volta divisa in due articoli. Per essere il più esauriente possibile nel poco spazio a disposizione, vorrei partire da una semplice constatazione: non sarà possibile rispettare il Fiscal Compact. Il Parlamento italiano ha assunto infatti l’obbligo, con la legge 23 luglio 2012 n. 114, di ridurre al 60% l’incidenza del debito pubblico sul Prodotto Interno Lordo (PIL). Ciò a partire dal gennaio 2015, ora spostato dalla UE al gennaio 2016 per gli ovvi motivi contabili, che andiamo a vedere, ma anche per allontanare i relativi, prevedibili disordini sociali. Secondo calcoli complessi che qui non è possibile riportare, e immaginando una situazione ideale a livello di imposizione fiscale (che dovrebbe crescere ancora senza creare cali di consumo - la botte piena e la moglie ubriaca, cioè), di inflazione e di crescita economica costante, per arrivare nel termine indicato a quel famoso 60% occorrerebbe che l’avanzo primario (saldo tra spese e incassi dello Stato, attualmente attivo, non fosse per i debiti con le banche private a cui lo Stato, non potendo più battere moneta per proprio conto, deve far ricorso per le sue spese correnti) si mantenesse almeno al 4,5% e che la crescita del PIL non scendesse sotto l’1,6%. Per i prossimi vent’anni. Ognuno è in grado di capire da sé che stiamo parlando di sogni. Insomma, il Fiscal Compact non potrà essere rispettato, altro che pareggio di bilancio (ficcato in Costituzione, come si sa, in barba alle più che lecite denunce di incostituzionalità, con legge 20 aprile 2012: grazie, sig. Monti, per l’una e per l’altra cosa!). A programmare e imporre questa strage economica e sociale è la cosiddetta Troika, sigla che fa riferimento a Fondo monetario internazionale, Banca Europea e Unione Europea, tutte al servizio della grande finanza speculativa, come è fin troppo facile dimostrare. E’ bene sapere subito, senza entrare troppo nel dettaglio, che il funzionamento della UE non ha nulla a che vedere con la trasparenza e la democrazia, e perché non si pensi che a dirlo sia un populista della peggiore specie, basta ricordare che la Corte Costituzionale tedesca – ripeto, TEDESCA – ha stabilito che, poiché il funzionamento degli organi istituzionali europeo non è democratico, IL PARLAMENTO TEDESCO CONTINUERA’ AD AVERE L’ULTIMA PAROLA SUI COMPORTAMENTI DELLA GERMANIA RISPETTO ALLE DIRETTIVE UE. La nostra Corte Costituzionale è forse di diverso avviso? Si stanno, poi, sventolando tante parole inutili sulle prossime elezioni europee, ma è bene sapere anche che il Parlamento europeo NON HA POTERE LEGISLATIVO, l’ultima parola spetta alla Commissione europea, che non è eletta dai cittadini europei ma dal Consiglio europeo (l’insieme dei primi ministri) sulla base del gradimento dei suoi membri più influenti e dei mega interessi della finanza internazionale. La Commissione esercita, perciò, il potere esecutivo; essa ha, inoltre, una prerogativa che non esiste in nessuna democrazia: il MONOPOLIO della iniziativa legislativa, cioè a lei sola spetta presentare regolamenti o direttive che, se non approvati dagli altri organi, può ritirare. In questo modo, per farla breve, il 70% delle leggi che i Parlamenti nazionali approvano sono dettate dalla UE. Una rapida ricerca su internet fornirà (e non la stampa nazionale!), a chiunque voglia approfondire la complessa questione, gli elementi necessari. Fatto sta che alla Commissione i governi devono presentare un programma di stabilità di conti secondo le linee indicate dalla UE: addio all’autonomia dei Parlamenti. Le chiacchiere dei politici, le loro promesse, le loro prese di posizione sono patetico fumo negli occhi. Gli ultimi tre presidenti del Consiglio, non eletti, hanno avuto il gradimento della Troika o ne sono stati una emanazione diretta. Ad es., per limitarci al presente, chi c’è dietro Renzi? Uno dei suoi consulenti di politica estera è l’americano Michael Ledeen, già al servizio di Reagan durante la Guerra Fredda, è colui che ha ideato gli squadroni della morte in Nicaragua, teorico della guerra in Iraq e Iran sotto Bush, consulente del Sismi al tempo della strategia della tensione. In America Renzi è visto con simpatia dalla destra repubblicana (non per nulla lo stesso D’Alema lo definì come strumento dei “poteri forti che vogliono liquidare la sinistra”: lo sta facendo bene, niente da dire). Uno dei consulenti economici di Renzi è Davide Serra, definito da Bersani “il bandito della Cayman”, in forza alla Morgan Stanley (considerata una delle responsabili della crisi mondiale) dove dal 2006 è direttore generale e capo degli analisti bancari. Costui si arricchisce scommettendo sui ribassi in Borsa (noi gente semplice li chiamiamo “crisi”) che ha il potere di influenzare. Può bastare, credo, per capire se Renzi sta facendo il bene dell’Italia o di qualcun altro: è sconvolto dai mille nuovi disoccupati al giorno, ma forse non sa che il tutto avviene nell’interesse della Germania che richiede a gran voce i disoccupati del Sud Europa per utilizzarli (sottopagati, è ovvio: la comunità italiana in Germania è seconda, ormai, solo a quella turca) nella crescita della propria economia. Il Job Act renziano – già denunciato alla Commissione Europea perché, di fatto, legalizza  la precarizzazione dei rapporti di lavoro - corrisponde forse alla cinica risposta: “Per sfruttarli, tanto vale sfruttarli in Italia”? E chi è Padoan, attuale ministro dell’Economia? Dal 2001 al 2005 è stato Direttore esecutivo italiano al Fmi, consulente della Banca Mondiale, della BCE e Commissario Europeo (anche il precedente ministro Saccomanni ha lavorato per il Fmi, per la BCE, per la UE). Cottarelli, il tecnico che sta individuando i costi dal tagliare (85.000 statali, per cominciare, gli sono subito apparsi inutile zavorra), viene pure lui dal Fmi. Insomma, la Troika ci ha messo nelle mani dei suoi uomini migliori, possiamo stare tranquilli.
Sapendo benissimo, poi, che le economie europee sarebbero state distrutte - come quelle sudamericane, un déja vu del quale siamo stati ampiamente ma inutilmente avvertiti - da questa folle (e inutile, ormai è chiaro) austerità, ha promosso la creazione in Europa del MES, il Fondo Salva Stati, un meccanismo di ricatto delle politiche interne degli Stati attraverso il condizionamento dei prestiti (resi necessari dall’austerità) all’attuazione di politiche di riduzione del welfare, dei salari e dei diritti dei popoli (non stupiamoci troppo, è il vero obiettivo, sta puntualmente accadendo ed è altrove accaduto, vedi Grecia, Portogallo, etc.). Per inciso, gli uffici, gli atti, i documenti, i funzionari a tutti i livelli del MES sono fuori dal controllo di ogni magistratura e di ogni polizia. Come l’Eurogendfor, la gendarmeria europea (di cui nessuno sa niente, peraltro) che avrà carta bianca nell’affrontare le inevitabili rivolte di piazza in arrivo. Che saranno cieche e selvagge purtroppo, perché, almeno da noi, non esiste ancora nessuna coscienza politica correlata all’enormità di quanto sta accadendo: stiamo sperando in Renzi, ecco come siamo messi.
Per quanto riguarda la situazione macroeconomica e geopolitica, non è che siamo messi molto meglio, come tenterò di illustrare nel prossimo intervento.

 

- Continua

 

(Vulcano n° 79)

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