log ventennale
log ventennale

Villaspeciosa. La festa di Sant’Antioco del 1358

10 santantioco
Scoperto un documento inedito che attesta la festa più antica di Sant’Antioco. • di ANTONELLO SECCI

 

Nel numero di Vulcano n. 65 del Gennaio-Febbraio 2010, annunciavo la scoperta di un documento che attestava la festa più antica di sant’Antioco nell’anno 1360. Questo dato anticipava di 106 anni i documenti fino ad allora conosciuti sulla festa del Santo Sulcitano che infatti in quell’anno diventò la 651^ festa conosciuta, anziché la 544^ come, fino alla mia scoperta, era considerata. A dire il vero non si trattava di un documento inedito giacché il riferimento era già stato pubblicato nel 1964, numero XXIX dell’Archivio Storico Sardo, dalla studiosa Maria Mercé Costa i Paretas, allora Direttrice dell’Archivio della Corona d’Aragona di Barcellona. Nel suo pregevole lavoro sugli ufficiali della Corona d’Aragona durante la conquista della Sardegna nel corso del XIV secolo, la studiosa narrava le vicissitudini di Ramon d’Empuries, feudatario piuttosto inquieto di sant’Antioco, isola che aveva ricevuto in feudo dal re catalano-aragonese Pietro il Cerimonioso nel 1355. Nel documento, datato 1360, si citava la disputa fra il vescovo di Sant’Antioco, Francisco Alegre (1359-1364) e Ramon sui diritti del vino durante la festa di sant’Antioco. Conoscendo le battaglie del Sindaco di sant’Antioco, finalizzate ad ottenere il riconoscimento della Sagra di sant’Antioco d’importanza regionale, al pari delle feste di sant’Efisio, Redentore e Cavalcata Sarda, informavo il primo cittadino del ritrovamento del documento i cui estremi consegnavo a lui direttamente a seguito di una sua visita lampo assieme ai suoi collaboratori nella mia abitazione a Villaspeciosa. Il ritrovamento del documento contribuiva ad elevare la sagra di sant’Antioco a festa d’importanza regionale, con relativi sostanziosi finanziamenti regionali. Ma era destino che le sorprese non si limitassero alla scoperta del 1360. Sono uno studioso e soprattutto devoto di sant’Antioco e per anni ho collaborato con lo stimatissimo rettore della basilica sulcitana, don Demetrio Pinna, scomparso purtroppo un anno fa. Durante la consultazione di documenti trecenteschi dell’Archivio della Corona d’Aragona, è venuto alla luce un documento inedito del 1358 della Real Cancilleria di Pedro III El Cerimoniòs (IV per gli storici locali) che attestava quindi una datazione più antica rispetto al documento del 1360. Doveroso quindi il recente viaggio a Barcellona presso l’Archivio della Corona d’Aragona nelle nuove e modernissime strutture di Carrer Almogavers, al fine di ottenere l’autorizzazione ad avere copia del documento originale. In questa fase ho ritenuto urgente pubblicare la notizia nel presente numero di Vulcano, rimandando ad un successivo numero la pubblicazione dell’intero documento del 1358.

La parte che ci interessa è la seguente: “Gravem querelam nobis reverenter factam peticione humili pro parte venerabilis in Christo patris Raymundi, divina miseracione Episcopi sulcitani insul(a)e Sardini(a)e et quorundam presbiterorum suorum protestacione previa quod ad vindictam sanguinis non intendunt suscepimus, continentem quod Raymundus de Impuriis una cum aliis hominibus suis vel ei adherentibus, nuper quadam die qua celebrabatur vigilia sancti Antioci, ipso episcopo cum canonicis et presbiteris suis existente in domo sive aula sua episcopali quam habet prope ecclesiam sancti Antioci predicti, manu armata ac proposito preconceptus…..et eundem eciam et clericos suous interfecissent nisi fuisset eis prohibitum per gentes que, ab devocionem dicti sancti Antioci in ecclesia sua vigilabat in moltitudine copiosa…”

Il testo riporta che, a seguito di denuncia presentata da Ramon Gileti, vescovo di sant’Antioco (1349-1359), re Pietro il Cerimonioso invita il governatore del Capo di Cagliari e Gallura, Olfo de Procida, a indagare sulle azioni compiute da Ramon d’Impuriis (=Empuriis) ed eventualmente punirlo per il grave atto compiuto nei confronti del vescovo sulcitano durante la celebrazione della vigilia della festa di sant’Antioco. Durante la celebrazione della vigilia, infatti, Ramon e i suoi soldati armati erano penetrati a forza nell’aula episcopale, avevano percosso il vescovo e i presbiteri presenti e li avrebbero certamente uccisi se i numerosi fedeli presenti durante la celebrazione del rito non fossero intervenuti a difendere il presule e gli altri religiosi. Il testo latino cita il termine “vigilia” che significa, enciclopedia Treccani on line alla mano, la notte (o l’intera giornata) antecedente a una festa. Essa è dedicata a preparativi rituali (o spirituali) per la celebrazione della festa”. Insomma, nessun dubbio sul fatto che si trattava della vigilia della festa di sant’Antioco, con partecipazione numerosa dei fedeli alla celebrazione del rito. Ciò significa che la festa appena celebrata nel 2014 è stata la 657^ (non più la 655^) e la prossima del 2015 sarà la 658^, salvo che, nel frattempo, non spunti un documento ancora più antico. Non dimentichiamo, ad esempio, come ricorda Bachisio Motzo nel suo pregevole lavoro sul San Saturno di Cagliari (1926), che la passio di san Saturno, divisa in lezioni, veniva regolarmente pronunciata dai monaci vittorini il giorno della festa del santo e all’ottava della festa stessa come recita un antico documento dell’Archivio Arcivescovile di Cagliari (“Hae lectiones dicebantur ad matutinum in festo sancti Saturni et per octavam ab Ecclesia Calaritana et a monachis in eius basilica”). E’ lecito supporre che la passio di sant’Antioco, anch’essa suddivisa in lezioni, venisse anch’essa pronunciata nella basilica del santo sulcitano il giorno della sua festa e nell’ottava, almeno nel periodo in cui i vittorini furono presenti a Sulci o quantomeno dall’anno di riconsacrazione della chiesa (1102) probabilmente fino al 1118. Gli archivi vittorini di Marsiglia attendono quindi che qualche studioso faccia luce e riscopra una datazione più antica della festa.

 

(Vulcano n° 80)

comments powered by Disqus
top