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L'Europa unisce o uccide?

5 leuropa unisce o uccide (2)
5 leuropa unisce o uccide (1)
• di SANDRO BANDU


Anche in questo editoriale e nelle pagine successive parleremo di crisi, di aziende che chiudono, di giovani che scappano dall'Italia, di Europa che con le misure di austerità non sta dando una mano, anzi.
Parleremo anche delle iniziative imprenditoriali di alcuni giovani del nostro territorio che timidamente cercano di farsi largo e tentano di far decollare la propria azienda. Ma la situazione è difficile, tremendamente difficile.
Infatti, a queste iniziative fanno da contraltare le file dei disoccupati che ogni giorno cercano un sostegno presso i Comuni, presso gli assistenti sociali, per chiedere un contributo economico, per chiedere una boccata d'ossigeno: ma i soldi non ci sono per tutti e le briciole che vengono ripartite tra i meno abbienti non bastano più.
La situazione sta diventando esplosiva.
Chi non ha la forza o non trova altro rimedio scappa dall'Italia; altri invece si lasciano andare e arrivano alle situazioni più estreme: non si contano più i suicidi di imprenditori, ma anche di cittadini che non accettano e non vogliono più lottare per una società che sta diventando sempre più dura e più ingiusta.
Questo, purtroppo, è lo scenario che abbiamo davanti tutti i giorni: e non abbiamo ancora raggiunto il fondo.
È ormai opinione comune che all’origine di gran parte di questa situazione, come si diceva prima, siano le misure che ci vengono imposte dell'Unione Europea.
Molti provvedimenti, come il famoso Fiscal Compact, vengono messi in discussione con sempre più forza da imprenditori, esperti economici e anche da politici che nell'estate del 2012 lo avevano addirittura votato.
Infatti, a distanza di due anni, alcuni importanti esponenti dei partiti che nel 2012 ne approvarono l’entrata in vigore in Italia hanno detto che aderire al Fiscal Compact fu uno sbaglio, alimentando il dibattito. Stefano Fassina, ex viceministro all’Economia e responsabile economico del Partito Democratico nel momento in cui il PD votava sì al Fiscal Compact, ha detto che si trattò di «un errore»; lex presidente del Consiglio Enrico Letta, sempre del PD, ha detto pochi giorni fa che «così com’è sarebbe terribile per l’Italia». Silvio Berlusconi, all’epoca leader del PdL, che votò sì al Fiscal Compact, recentemente ha detto che l’accordo «esprime in sé tutte le idee di una politica imposta all’Europa da una Germania egemone».Per non parlare di Beppe Grillo che scrive sul suo blog: "il debito è in salita verticale e gli interessi aumentano, mentre il Pil è in discesa. In questa situazione il Fiscal Compact, che taglierebbe la spesa pubblica dai 40 ai 50 miliardi all'anno per vent'anni in mancanza di una fortissima crescita, del tutto impossibile, è irrealistico. Consegnerebbe l'Italia alla miseria"; secondo il comico genovese la misura ucciderebbe ogni possibilità di ripresa per i tagli sconsiderati alla spesa sociale, dalla scuola alla sanità. Il 19 luglio 2012 con il governo di Rigor Montis, presidente del Consiglio non eletto da nessuno, fu approvata la condanna a morte del nostro Paese detta 'Fiscal Compact'. La solita parola inglese che dà spessore intellettuale a chi la usa e che non fa capire di che si tratta", conclude Grillo che giura, inoltre, che quando riuscirà a governare lo cancellerà.
A questo punto la domanda è d'obbligo: perchè gli italiani stanno accettando passivamente tutto questo?
Perchè finalmente non ci si ribella e si fa sentire la propria voce?
Ormai è chiaro dove ci vogliono portare, ma è anche noto che, mentre in Grecia, Portogallo e Spagna le sollevazioni di massa sono all'ordine del giorno e molto spesso non vengono rese note in Italia dai mass-media, gli italiani non muovono un dito e rimangono in attesa di chissà quale nuovo evento. L'Europa, cari amici, è questa e forse sarebbe bene rimettere in discussione tutto prima che sia troppo tardi.
Con queste misure le nostre aziende non partiranno mai, anzi, anche le poche rimaste stanno chiudendo i battenti e allora dove vogliamo andare? Se tutte le attività commerciali chiuderanno chi pagherà le imposte per sostenere i servizi dello Stato, come la scuola e la sanità in primis? Come potrà lo Stato dare una mano ai giovani che si affacciano nel mondo del lavoro?
Andate a vedere come la Germania, la Francia e altri Stati nord-europei, su internet c'è un'ampia possibilità di documentazione, sostengono i propri giovani e anche i meno giovani che improvvisamente perdono il lavoro.
Da noi queste cose ce le sogniamo.
La Germania sta vincendo la terza guerra mondiale con la finanza e più di un operatore economico dice ormai apertamente che è tutto studiato a tavolino, in maniera che i nostri giovani, non trovando niente da fare qui in Italia, vadano a lavorare in Germania per fare i lavori più umili, che i tedeschi non vogliono più fare, e con salari miseri. Nelle pagine più avanti, dedicate alla nostra inchiesta vi è anche un'intervista a una giovane coppia decimese che lo scorso anno ha deciso di lasciare Decimo per andare a lavorare in Germania.
Qui in Italia la disoccupazione giovanile ogni giorno tocca un nuovo record, così come il debito pubblico italiano che ha raggiunto la strabiliante cifra di 2mila miliardi e cento milioni. Cento milioni di miliardi solo nell'ultimo anno. Ma allora tutti i nostri sacrifici dove vanno a finire? Ormai il nostro potere di acquisto si sta assottigliando sempre di più e più di un cittadino rimpiange la vecchia lira. Nel 2002, anno in cui è partito l'euro, con uno stipendio di un 1.800.000 lire si campava ancora bene e ci si poteva permettere il lusso di mettere da parte qualcosa, oggi con 1500 euro, non si arriva a fine mese. Se vi fate un giro nelle varie zone industriali delle nostre città e paesi non si contano più le aziende chiuse e le fabbriche che hanno deciso di licenziare tanti operai pur di sopravvivere.Ecco perchè monta la protesta e cresce l'odio contro l'Europa; ecco perchè i partiti estremisti come quello filonazista di Le Pen in Francia raggiungono una percentuale altissima di consenso, mentre qui in Italia al massimo non si va a votare: i sondaggi sulle prossime elezioni europee danno all'astensionismo la più alta percentuale mai raggiunta in Italia, si pensa addirittura oltre il 50 %.
Adesso si spera in Matteo Renzi, un giovane politico che ha già messo in campo alcune misure e ha leggermente cambiato il clima generale di incertezza in un clima di moderata fiducia, e, a differenza dei goverrnanti che lo hanno preceduto, ha elencato delle date ben precise, dicendo anche che se dovesse fallire gli italiani sono autorizzati a cacciarlo. Direi che è già un segnale di discontinuità con il passato, ma ci deve anche far capire se l'Europa, se ci riuscirà e\o glielo permetteranno, unisce o uccide.



(Vulcano n° 79)

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