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Italia, ennesimo clamoroso flop mondiale

80 - 39 le lacrime di super mario
Un fallimento, al pari di quello in Sudafrica. Davvero un peccato, davvero drammatico il confronto tra Italia ed Uruguay. Soprattutto per gli italiani, ridotti in dieci per via di una squilibrata direzione arbitrale e poi costretti a subire anche il vantaggio degli uruguagi nella parte conclusiva della gara. Partita sconcertante che non ha visto la miseria di un tiro degno degli azzurri nello specchio della porta avversaria. Ora non resta che ricominciare dalle ceneri della spedizione azzurra in terra carioca. • di TONINO USCIDDA


E’ andata male. E’ stata una Nazionale fragile anche in questo mondiale brasiliano. Discreta la prima partita con l’Inghilterra – una gara giocata con il cuore – poi nelle altre due gli azzurri si sono persi. A questo punto non resta che ricominciare da queste ceneri (ma anche i carioca, padroni di casa, non sono stati da meno nella ingloriosa, storica, disfatta subita ad opera dei tedeschi laureatisi campioni del mondo). Però qualche “perla” c’è in mezzo alle ceneri: Verratti in primis e poi Parolo, Cerci, Insigne.  Bisogna ricominciare da loro e da un allenatore all’altezza che abbia carisma e grande esperienza a livello internazionale. La delusione è stata ancora una volta cocente (bisogna ritornare, niente poco di meno, agli anni 50’ e 60’ per ritrovare gli azzurri sbattuti fuori già nella prima fase del mondiale) per il calcio italiano. Inutile aggrapparsi a stucchevoli alibi, non portano a nulla. Questa Italia non ha grandissimi campioni, fuoriclasse che fanno la differenza. Pirlo è un ottimo giocatore però nella gara decisiva non è stato all’altezza della sua fama. Se poi vogliamo provare ad analizzare il gioco espresso dagli uomini di Prandelli c’è da dire che si è passati da una squadra ultra difensiva con gli inglesi ad una con quattro attaccanti nella seconda partita e poi, ancora, a un nuovo modulo (sic) nel corso della imbarazzate gara con la celeste uruguagia. Per non parlare delle “discutibili” sostituzioni di Balotelli (rivelatosi un ‘gigante’ immaturo dai piedi d’argilla) e Immobile (di nome e di fatto?) che hanno permesso agli avversari di sentirsi più liberi in fase difensiva e quindi di poter poi attaccare più liberamente. E’ anche vero che l’Uruguay non ci ha impensierito più di tanto, ma è altrettanto vero che l’Italia - tra la Costarica e la celeste di Tabarez - ha fatto vedere solamente due punizioni di Pirlo (!) Troppo poco – senza un progetto tecnico adeguato, un modulo collaudato - per meritare il proseguo nel mondiale. L’appuntamento azzurro con la gloria è rimandato ai prossimi Europei, se ci qualifichiamo. Non li vinciamo dal giurassico 1968. Regolammo i forti jugoslavi con due reti realizzate da due veri, grandi, attaccanti: l’immenso Riva e il fortissimo Anastasi. Che notte, quella notte a Roma... “Fusse che fusse à vorta bòna?”, direbbe il mai dimenticato attore ciociaro Nino Manfredi.


(Vulcano n° 80)

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