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Decimomannu. La Festa di Santa Greca

6 festa di santa greca - foto national geographic di clifton adams (1922)
• di ANGELO SANNA

 

 La festa di santa Greca di Decimomannu nasce e si afferma come festa popolare, diventando nei secoli fiera e sagra. Il sentimento religioso popolare e tradizionale la porta a divenire, come tipologia di festa, la più grande ed importante del Campidano. In nessuna ricorrenza religiosa, nata in modo spontaneo e legata alla fede che nasce dai primordi della cristianità, si possono contare tanti fedeli come a Decimo. Nei giorni principali della festa si raggiunge un totale di quasi 200.000 persone, tra fedeli, festanti e turisti.

 Già William Henry Smith, nel suo “Sketch of the present state of the Island of Sardinia” del 1828, scrive della Sagra di santa Greca; “Santa Arega” di Decimomannu, lasciando trasparire meraviglia per la grande partecipazione delle popolazioni dei paesi dei dintorni e specialmente dei cagliaritani che arrivano a piedi, a cavallo o con “Tracche”.

 Anche John Warre Tyndale quando fece un viaggio in Italia nel 1843, su proposta di alcuni amici si recò in Sardegna. Come lui stesso conferma, nell’introduzione della sua opera “The island of Sardinia” pubblicata a Londra nel 1849, visitare quest’isola misteriosa lo incuriosiva in particolar modo. Dopo essersi imbarcato a Genova approdò ad Alghero, fece un’escursione nel Sulcis e quindi giunse a Decimomannu, di cui scrive: “Una chiesa, fra le altre, è molto venerata poiché custodisce la tomba e le ossa di santa Greca, santa e martire sarda, la cui intercessione è ritenuta talmente preziosa che l’edificio è stracolmo di quattro o cinquemila ex-voto di ogni genere. Fra i divertimenti che animano la sua festa, ce n’è uno che probabilmente era associato a qualche antico sacrificio. Tre carrate di legna vengono impiegate per formare una grande catasta e in diverse parti di essa vengono sistemati dei “pani di zappa”, una confezione di pane e uva passa. Questo “falò”, o catasta, viene poi trasportato in paese da due buoi, scelti ed ingrassati per l’occasione, e se il carico non risulta troppo pesante, i giovanotti si arrampicano in cima cantando e gridando a squarcia gola e, dopo aver fatto il giro del paese, si fermano di fronte alla chiesa e danno fuoco alla catasta fra le danze ed il clamore generale”.

 La festa di Santa Greca fu notata anche dai corrispondenti e fotografi della “National Geographic Society”, nel 1923 venne pubblicato negli Stati Uniti d’America un reportage sulla Sardegna da parte di Clifton Adams, in cui una serie di foto riguardavano appunto la festa.

 Anche Francesco Alziator esprime un concetto storico della Festa, molto consono per quei tempi: “Nella zona rurale cagliaritana, maggiormente conservatrice rispetto a quella urbana, le feste popolari mantengono forme preispaniche e talvolta ricollegabili a strati assai remoti, come a Decimomannu per la sagra di Santa Greca (ultima domenica di settembre). La più festosa romeria cagliaritana. Questa popolarissima festa, per la sua posizione nel ciclo dell’anno e per i suoi caratteri particolari, ha tutti i segni di una festa derivata da antichi riti di rendimento di grazie per la feracità della terra. I falò, le offerte di pani che, sino al secolo scorso, accompagnavano il simulacro della Santa, erano riprova del carattere di discendenza da culti agrari.

 Il culto di santa Greca è molto antico, lo si può desumere da varie testimonianze storiche: la presenza di un monastero a lei dedicato (non più esistente) e la parte posteriore della chiesa che anticamente comunicava con la cripta. Non conosciamo con precisione quando iniziò la partecipazione di folla e di fedeli. Siamo certi che ancora prima del 1614 la festa si celebrasse tutti gli anni. Nel 1652 un retablo fu ordinato al pittore Juan Angel Puxeddo quale ringraziamento per la fine della peste.

 A differenza di altre feste, Sant’Antioco, Sant’Efisio, dove i documenti confermano la data d’inizio della festa, per santa Greca non si riesce a trovare l’inizio. E’ possibile che il fenomeno da prettamente religioso, con celebrazioni nella cripta, sia diventato anche popolare, fenomeno spontaneo che tuttora continua.

 I documenti ci informano che il ritrovamento della Reliquia avvenne nel 1633. La ricostruzione della chiesa iniziò a metà del XVI secolo, dopo tanti lavori e modifiche si arrivò all’ attuale struttura che è del 1777, ma le migliorie, modifiche e interventi sono proseguiti negli anni. La caratteristica della chiesa di santa Greca è che veniva in continuazione modificata secondo le esigenze dei tempi. Attorno ad essa vi erano tutta una serie di attività che le consentivano anche dal punto di vista economico, di gestirsi autonomamente con grande tornaconto. Le offerte di varia natura erano cospicue, donazioni in soldi, gioielli, animali, terre e rendite dalle lavorazioni delle greggi e dalla vendita degli animali piccoli. Accanto alla chiesa era stata costruita una stalla ed un locale per la lavorazione del latte e la concia delle pelli. Tra il XVIII e XIX secolo l’Azienda di Santa Greca organizzava le cose più disparate per quel periodo, anticipando i tempi. Aveva costruito in prossimità della chiesa dei ricoveri che venivano affittati a pellegrini o commercianti, veniva gestita una fiera, la festa di primavera (maggio) durava nove giorni, qui venivano venduti anche i prodotti locali, le terraglie per la quale Decimo era famosa e all’avanguardia. La chiesa si preoccupava anche di dare una cultura ai giovani ed aveva istituito dei corsi d’istruzione, inoltre i più bravi e coloro che frequentavano con assiduità il catechismo venivano premiati. L’Azienda per particolari richieste forniva anche dei prestiti ai più bisognosi.

 Come lo Spano afferma, anche i riti religiosi erano particolari, le usanze portavano i fedeli che chiedevano alla Santa l’intercessione per una grazia, a compiere dei riti molto umilianti, come quello di portarsi ginocchioni dal punto di arrivo sino alla chiesa o per entrare in nel santuario, di procedere strisciando la lingua per terra. Ma la fede era tanta anche perché la Santa era considerata Miracolosa.

 Il fatto che ci fosse tutto questo movimento e dinamicità accanto alla festa portava a raccogliere dei fondi che venivano reinvestiti, una della cose più importanti e belle per la chiesa, fu l’ordinazione del nuovo altare maggiore e del pulpito. Opere d’arte di notevole valore create da G. Battista Franco che in quel periodo, fine ’700 e gli inizi ‘800, era considerato tra i più abili dell’arte marmorara in Sardegna e non solo. Questo marmoraro proveniente dal comasco, valle d’Intelvi, operò in Sardegna nella seconda metà del ‘700. Altre sue opere sono: l’altare maggiore in preziosi intarsi colorati, del 1786 nella chiesa di Sant’Efisio di Cagliari e l’altare in cui risiede il simulacro del Santo (1791), l’altare maggiore nell’Oratorio delle Anime Purganti (Piazza San Giacomo), così come l’altare marmoreo datato 1787 nella Cattedrale di Cagliari nella cappella del Crocifisso.

 Giovanni Battista Franco operò a Decimomannu dopo il 1777, quando nella chiesa di santa Greca terminò l’ampliamento, fu sostituito l’altare maggiore ligneo e venne realizzato il pulpito, per volere degli amministratori dell’Azienda di Santa Greca.

 Nell’aprile 1786 la famiglia Xintu (Scintu) Marroccu ottenne le Salvaguardie Reali per le quali non dovevano essere molestati da alcuno per detenere e amministrare i gioielli (il tesoro) e gli abiti di santa Greca. Era prerogativa delle donne della famiglia vestire il simulacro con gli abiti della festa e spogliarlo all’ottava. Gli amministratori dell’Azienda i Marroccu, poiché introitarono moltissimo dai proventi e offerte alla Santa (vendite di animali, formaggi, offerte in denaro e natura), nel 1789 pensarono di abbellire la chiesa appena ampliata. Nel 1790 ci fu l’accordo tra l’Azienda e lo scultore Battista Franco per la costruzione dell’altare maggiore in marmo.

 La festa di santa Greca viene celebrata 3 volte l’anno, il 12 gennaio, ricorrenza della “nascita” (martirio) e festa della confraternita, il 1°maggio e l’ultima domenica di settembre, con grande partecipazione di folla. Una delle caratteristiche di quest’ultima festa è quella di attirare una gran serie di venditori di tutti i generi di merci, ogni sorta di giochi e divertimenti. Ma il fenomeno più “gustoso” è quello delle “barracas” dove si possono assaporare muggini, maialetti, salsicce e quant’altro arrostite all’aperto, alla brace, il tutto accompagnato da verdure e vini squisiti.

 Altri personaggi storici notevoli che coadiuvano il prete nell’organizzazione della festa religiosa sono gli ”obrieri” attorno ai quali c’è una notevole aneddotica da raccontare.

 Le attività religiose della festa in seno alla chiesa sono curate dal parroco e dagli obrieri, gli spettacoli culturali, i costumi nella processione e i fuochi artificiali sono organizzati dall’Associazione Santa Greca, tutte le altre attività sono spontanee e regolate dall’Amministrazione Comunale.



(Vulcano n° 80)

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